ADHD e Funzioni Esecutive: Trattamento in piccolo gruppo con bambini della scuola primaria
Autori
Terence De Michele, Camilla Seresin, Marika Lazzarin, Laura Salmaso, Margherita Magro, Noemi Salatino, Roberta Crestini – Polo Blu Srl Padova
L’articolo presenta un’esperienza di trattamento in piccolo gruppo rivolta a bambini della scuola primaria con fragilità attentive ed esecutive, seguiti presso il Polo Blu di Padova per disturbi del neurosviluppo. Il percorso si è svolto nell’arco dell’anno scolastico 2024–2025, con incontri settimanali della durata di due ore, e ha coinvolto cinque bambini con profili clinici eterogenei: disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, ADHD, disturbi del linguaggio, difficoltà comunicativo-pragmatiche e disturbi dell’articolazione. Questa eterogeneità rappresenta un elemento significativo dell’intervento, poiché ha richiesto una strutturazione attenta delle attività e una costante mediazione educativa per sostenere bisogni differenti all’interno di un unico contesto gruppale.
Il progetto nasce con l’obiettivo principale di promuovere l’autoregolazione e i comportamenti prosociali, intervenendo in particolare sulle funzioni esecutive, sia “fredde” (attenzione, pianificazione, flessibilità cognitiva, inibizione) sia “calde” (gestione emotiva, comprensione delle intenzioni altrui, tolleranza alla frustrazione). La valutazione tramite CBCL ha confermato la presenza di vulnerabilità attentive e regolative, delineando un gruppo disomogeneo ma accomunato da fragilità nell’area del controllo comportamentale e della competenza sociale.
L’intervento è stato costruito attorno a una solida cornice strutturale. Ogni incontro seguiva una sequenza prevedibile e visivamente supportata, così da offrire ai bambini una “sovrastruttura” stabile entro cui muoversi. La routine non aveva una funzione rigida, ma regolativa: sapere cosa sarebbe accaduto e in quale ordine permetteva di ridurre l’incertezza e favorire una maggiore disponibilità all’impegno. La prima parte della seduta era dedicata a un momento di accoglienza e condivisione, utile per favorire la sintonizzazione emotiva e l’ingresso graduale nell’attività. Seguiva l’ascolto di una storia, utilizzato per potenziare la comprensione orale e l’organizzazione logico-temporale degli eventi, lavorando in modo mirato sull’attenzione sostenuta e sulla capacità di rielaborazione narrativa.
Le attività al tavolo, scelte insieme ai bambini, costituivano uno spazio privilegiato per l’allenamento delle funzioni esecutive e delle competenze cooperative. Attraverso giochi strutturati venivano sollecitate la pianificazione, l’attesa del turno, la flessibilità di fronte agli imprevisti e, soprattutto, la tolleranza alla frustrazione in caso di sconfitta. Il gioco simbolico, inserito in modo sistematico, permetteva invece di lavorare sulla Teoria della Mente, sulla negoziazione dei ruoli e sulla comprensione delle emozioni proprie e altrui. In questo spazio i bambini erano chiamati a costruire insieme una trama, a mettersi nei panni dell’altro e ad adattare il proprio comportamento in funzione delle azioni dei pari.
La seconda parte dell’incontro si svolgeva in un ambiente più ampio e prevedeva attività motorie mirate a stimolare l’inibizione comportamentale, l’attenzione selettiva e la flessibilità. Esercizi come percorsi o giochi di tipo “stop and go” richiedevano infatti di modulare l’attivazione, controllare l’impulso e modificare rapidamente la risposta. La seduta si concludeva con un momento di rilassamento guidato, finalizzato a favorire la consapevolezza corporea e la riduzione dell’attivazione motoria, sostenendo così la capacità di “fermarsi” dopo una sequenza intensa di stimolazioni.
Un elemento centrale del percorso è stato l’uso sistematico di regole espresse in positivo e condivise con il gruppo fin dall’inizio. Le regole, sempre visibili, rappresentavano un riferimento costante e rassicurante. Per i bambini con maggiore difficoltà di regolazione motoria è stato introdotto un sistema di “bonus pausa”, che consentiva di interrompere temporaneamente l’attività in modo concordato e controllato. Questo dispositivo non aveva funzione punitiva, ma di sostegno all’autoregolazione, promuovendo progressivamente una maggiore autonomia nella gestione dell’attivazione.
Parallelamente, il rinforzo positivo ha rappresentato uno strumento chiave dell’intervento. I comportamenti adeguati venivano riconosciuti e valorizzati attraverso feedback verbali mirati, con l’obiettivo di aumentarne la frequenza e la consapevolezza. Con il passare dei mesi si è osservato un cambiamento significativo: i bambini hanno iniziato a scambiarsi spontaneamente feedback positivi, a congratularsi per una vittoria o a sostenere un compagno in caso di perdita. Questo passaggio segna un’evoluzione importante, perché indica non solo l’interiorizzazione delle regole, ma anche una maggiore attenzione alle emozioni altrui e un incremento autentico dei comportamenti prosociali.
L’intervento diretto è stato affiancato da un lavoro indiretto con genitori e insegnanti, coordinato dal referente clinico, al fine di favorire la generalizzazione delle competenze nei contesti di vita quotidiana. La continuità tra setting terapeutico, scuola e famiglia rappresenta infatti una condizione essenziale perché le abilità di autoregolazione possano consolidarsi e diventare funzionali nella quotidianità.
Nel complesso, l’esperienza descritta evidenzia come un piccolo gruppo strutturato, fondato su routine prevedibili, regole condivise e rinforzo positivo, possa costituire un contesto efficace per promuovere lo sviluppo delle funzioni esecutive, la regolazione emotiva e le competenze sociali in bambini con disturbi del neurosviluppo. La presenza di una cornice stabile non limita l’espressività individuale, ma al contrario crea le condizioni perché ciascun bambino possa sperimentare autoefficacia, gratificazione e crescita relazionale.
KEYWORDS
- ADHD
- Autoregolazione
- Strategie comportamentali
- Token Economy
- Rinforzo positivo
Contributo presentato al XXXIII Congresso Airipa Settembre 2025
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