IL FOCUS DI TRATTAMENTO DALLA RELAZIONE ALLA COMUNICAZIONE NELL’AUTISMO: IL CASO DI NINA
Autori
Marika Lazzarin, Eleonora Simion, Noemi Salatino, Benedetta Colavolpe, Sara Baroncini, Cristina Menazza – Polo Blu Srl Padova
Il contributo presenta il caso clinico di Nina, bambina di cinque anni, nata in Italia da genitori stranieri e frequentante il secondo anno della scuola dell’infanzia, con diagnosi di sindrome da alterazione globale dello sviluppo psicologico (F84.0) e disturbi evolutivi dell’eloquio e del linguaggio non specificati (F80.9). Nina giunge al Servizio dopo un precedente intervento di tipo comportamentale della durata di quattro mesi e in concomitanza con un percorso di neuropsicomotricità. Il lavoro clinico si sviluppa attraverso fasi successive che riflettono un progressivo spostamento del focus terapeutico: dalla costruzione della relazione fino all’implementazione di strumenti di comunicazione aumentativa alternativa.
Nella prima fase di trattamento emergono alcune caratteristiche centrali del funzionamento della bambina: scarso aggancio oculare, assenza di verbalizzazioni, presenza di sole vocalizzazioni, accettazione passiva delle proposte dell’adulto e ridotta iniziativa esplorativa. Le risposte appaiono prevalentemente meccaniche e condizionate dallo stimolo ambientale, con una limitata intenzionalità comunicativa. A partire da queste osservazioni, il primo ciclo di intervento, con frequenza bisettimanale, si concentra sulla costruzione della relazione, sul potenziamento della reciprocità sociale e dell’intersoggettività, nonché sull’ampliamento degli schemi di gioco. Viene ridotto il lavoro strutturato al tavolino e privilegiato il gioco non strutturato, con l’obiettivo di favorire spontaneità, iniziativa e prime competenze comunicative.
Dopo sei mesi viene effettuata una valutazione approfondita del profilo di funzionamento attraverso strumenti diretti e indiretti. Il livello cognitivo non verbale, rilevato tramite Leiter-3, risulta nella norma (QI 104), evidenziando risorse significative nell’area del ragionamento visuo-percettivo. Tuttavia, gli strumenti di valutazione linguistica mostrano un marcato divario tra competenze cognitive e competenze comunicative: la comprensione lessicale si colloca al di sotto del quinto percentile, con un’età equivalente inferiore ai due anni, e la produzione verbale è estremamente limitata. Anche il profilo adattivo globale, valutato con DP-3, evidenzia importanti fragilità nelle aree socio-emotiva, cognitiva e comunicativa, delineando un funzionamento significativamente disomogeneo.
Alla luce di questi risultati, prende avvio una terza fase di trattamento centrata sull’implementazione di un sistema di Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), utilizzato sia nel contesto ambulatoriale sia in quello domiciliare. Viene introdotto un quaderno comunicativo con simboli PCS, inizialmente in ambulatorio, per permettere a Nina di apprendere l’uso dei supporti sia in ricezione sia in espressione. L’intervento si estende poi all’ambiente domestico attraverso una serie di incontri mirati: inizialmente dedicati all’osservazione e all’ascolto dei bisogni familiari, successivamente orientati alla riorganizzazione strutturale dell’ambiente e all’introduzione di strumenti visivi come calendari e tabelle. L’ultimo incontro è finalizzato alla verifica sistematica delle risposte della bambina e alla taratura degli strumenti adottati.
Parallelamente viene attivato un percorso di consulenza genitoriale. Inizialmente emergono comportamenti problema legati alla frustrazione, in particolare rispetto all’uso del cellulare, e differenze negli stili educativi dei genitori: la madre appare più strutturata e propositiva, il padre più sensibile alle difficoltà emotive della figlia e maggiormente incline a cedere alle richieste. Il lavoro clinico si orienta verso una ristrutturazione delle modalità educative, attraverso spiegazioni sui meccanismi comportamentali, indicazioni operative e valorizzazione delle risorse di entrambi i genitori. L’introduzione di regole coerenti e sistemi di rinforzo prevedibili produce effetti positivi rapidi, con un miglioramento sia nella regolazione di Nina sia nella percezione di competenza genitoriale.
Il percorso viene descritto come dinamico e in continua evoluzione. L’uso della CAA, integrato con strumenti visivi strutturati, rappresenta un elemento centrale per sostenere la comunicazione e ridurre la frustrazione. Fondamentale appare inoltre l’osservazione condivisa da parte di più professionisti e l’adattamento costante del setting terapeutico. Il lavoro integrato tra ambulatorio e casa, unito alla collaborazione attiva della famiglia, consente di costruire un intervento coerente e progressivamente più efficace, evidenziando come il passaggio dal focus relazionale a quello comunicativo possa rappresentare un’evoluzione naturale e funzionale nel trattamento dell’autismo in età prescolare.
KEYWORDS
- Autismo
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Relazione terapeutica
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Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA)
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Funzionamento adattivo
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Consulenza genitoriale
Contributo presentato al XXXIII Congresso Airipa Settembre 2025
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